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Il primo nucleo cittadino ebbe origini probabilmente ricollegabili ad insediamenti di tribù liguri intorno al X secolo a.C.. Sottomessa dai romani fin dal secondo a.C. la città, grazie alla sua felice ubicazione lungo la via Fulvius divenne in breve fiorente. Verso il IV secolo., D.C. le popolazioni che avevano formato la Valenza Ligure e poi romana costituirono un nucleo urbano compatto nella zona dove attualmente sorge la città.
La tradizione popolare ne attribuisce il merito a San Massimo che avrebbe deciso l'accentramento degli abitanti nel luogo in cui si posò una colomba lasciata libera, luogo che ancora oggi è chiamato "Colombina". E' possibile che l'accentramento degli abitanti fosse stato necessario per garantire una maggiore sicurezza nell'epoca della calata dei barbari. Fu sottomessa ad Odoacre e Teodorico, messa a ferro e fuoco dal generale Bizantino Belisario, subì le incursioni del burgundo Gundebaldo e la lunga dominazione dei Longobardi. Quando questi ultimi furono sconfitti dai Franchi passò sotto il dominio di Carlo Magno e dei Carolingi e vi rimase sino alla creazione della Marca del Monferrato da parte dell'imperatore Ottone I.
Ma già a quell'epoca la città aveva acquistato importanza per la sua favorevole posizione, l'attivo porto sul Po e la florida agricoltura, il ruolo di notevole importanza commerciale, tanto da poter rifiutare l'asservimento dei Marchesi del Monferrato e riuscire ad assicurarsi l'indipendenza. La sua posizione di prestigio venne compromessa dalla fondazione di Alessandria da parte della Lega lombarda che arrecò a Valenza danni di interesse e di autorità. Conservò la propria indipendenza fino alla seconda metà del XIV secolo, quando dovette assoggettarsi ai Visconti di Milano in piena espansione ed impegnati contro i Marchesi del Monferrato. Valenza riuscì comunque a trarre vantaggio dall'unione con Milano dal punto di vista economico sopratutto per la sua posizione tra il territorio milanese e quello genovese. Durante le lotte di predominio tra Francesi e Spagnoli della prima metà del secolo, Valenza, legata alle sorti del Ducato di Milano e in posizione strategica cruciale, visse un periodo negativo subendo diversi attacchi da parte dei Francesi che ripetutamente occuparono e perdettero il ducato, duramente conteso loro dagli Sforza, dagli Spagnoli, dagli Svizzeri.
Fu definitavente assegnata agli spagnoli dal trattato di Chateau-Chambrèsis del 1559 e visse un periodo di pace e di incremento della propria attività economica sino al 1635. In quell'anno infatti, durante la ripresa delle guerre tra Francesi e Spagnoli e loro alleati nell'Italia settentrionale, Valenza fu in grado di sostenere 60 giorni di assedio da parte degli eserciti collegati di Francia, del Ducato di Parma e di quello di Savoia. Resistette ancora all'assedio francese del 1641, ma dovette capitolare dopo 70 giorni. nel 1656 nell'ultimo periodo della loro lotta, Francesi e Sabaudi non riuscirono a piegarla. Rimase soggetta agli Spagnoli sino al 1707, quando fu conquistata da Amedeo II di Savoia, durante la guerra di successione Spagnola, dopo che i Francesi questa volta alleati agli spagnoli, battuti a Torino (1706) abbandonarono quasi tutto il piemonte.

Ai Savoia la città rimase anche per il trattato di Utrech del 1713, sino al 1796 quando inizio la conquista da parte della Francia. repubblicana prima e Napoleonica poi, e con il resto del Piemonte ne seguì le numerose vicissitudini sino al 1814. Malgrado le guerre continue, le istituzioni, le iniziative e le idee portate dai Francesi (dopo la rivoluzione francese) svilupparono anche a Valenza quei principi egualitari, quelle aspirazioni democratiche e di autogoverno che pongono le premesse del Risorgimento Italiano. Dopo la caduta di Napoleone, infatti la città subì non solo la restaurazione Sabauda ma anche lo stanziamento di un presidio austriaco che gravava sulle spalle dei contribuenti e ne rivelò presto  aspirazioni liberali e costituzionali, alle guerre di indipendenza, alle imprese garibaldine. Con l'unità d'Italia Valenza perde definitivamente il suo carattere di città militare e nel mercato nazionale unificato, sviluppa attività industriali nuove che prima affiancano e poi offuscano quelle tradizionali ed agricole.
Intorno al 1840 Vincenzo Morosetti iniziava l'attività orafa destinata a diventare la più importante del nostro paese. Più recente è la nascita dell'altra nuova industria valenzana, quella calzaturiera, iniziata da Giovanni Biglieri nel 1890. Infatti la città garantisce, la ferrovia ed il ponte sul Po la legano alla Lombardia ed al resto del paese, migliorano rapidamente le condizioni economiche, la città si fa vivace, si stampano vari giornali, sorgono circoli culturali, sportivi, politici. 


Lo sviluppo economico aveva infatti creato un notevole fermento sociale tra gli operari e gli artigiani e, nelle campagne, tra i contadini.
Idee prima radicali e poi socialiste contribuirono poi a creare quella mentalità, umanitaria e progressiva da un lato e legata alle tradizioni risorgimentali dall'altro iniziatrice delle fortune del socialismo nella città e nelle campagne. Infatti nel 1905 Giusto Calvi viene eletto deputato per il partito Socialista proprio nel collegio di Valenza e nel 1920 i deputati socialisti erano due, Francesco Tassinari contadino e Paolo De Michelis, orafo. La città ha un' amministratore socialista e le organizzazioni politiche e sindacali sono articolare e solide.
Per questo lo scontro con il fascismo, che ormai dilaga per tutto il paese, a Valenza è particolarmente duro. Alle guerre fasciste la città pagò un alto contributo di sofferenze e di sangue e la stessa industria valenzana pagò cara la politica di deflazione mussoliniana e decine di industrie furono messe in crisi per le nuove difficoltà di esportazione (rivalutazione della moneta 1927-1928). E' difficile seguire le vicende dell'antifascismo valenzano, certamente non ebbe caratteri di opposizione clandestina organizzata, ma i cittadini trovarono il modo di conservare e difendere la propria identità.

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