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14/09/2010
L'Alessandria si fa onore in C1 ma il Moccagatta non si riempe.

L'Alessandria è in I divisione, ovvero la vecchia C1. Lo è da due stagioni e tutto sommato il profitto della squadra (dell'anno scorso e in queste prime gare del 2010 2011) è positivo. La C1 fino a qualche anno fa, soprattutto appena dopo il fallimento dell'agosto del 2003, rappresentava un sogno. Un miraggio, come la proverbiale fontana zampillante di acqua fresca in mezzo al deserto. Da un anno e poco più quel miraggio si è avverato, ma il numero degli spettatori del Moccagatta stenta a raggiungere i livelli di quindici-venti anni fa. Chi ha raggiunto o sta raggiungendo gli “anta” ricorderà i 5 mila della gara di Coppa Italia contro il Casale nell'agosto del 1983. Ed era solo Coppa Italia e si era in C2.
In quella stagione il Moccagatta era sempre strapieno: nella gara interna contro il Carbonia, giocata poco prima di Natale con mezzo metro di neve sulle gradinate e una temperatura intorno ai -5, c'erano “soltanto” 2500 spettatori.
E che dire dei 7mila di Alessandria-Livorno, del 19 febbraio 1984. Per non parlare dello spareggio di Modena contro il Prato del giugno '85. Nella stagione del “gramo” campionato 1986-87, caratterizzato dalla retrocessione in serie D (cui seguì il ripescaggio), i Grigi disputarono gare inguardabili, ma i numeri di allora erano sempre superiori a quota 2000.

Anche negli anni novanta il Moccagatta tendeva a riempirsi e chi seguiva l'Alessandria anche fuori casa, ricorderà che raramente i campi in cui si andava a giocare avevano “vuoti” sulle gradinate.
Ora le cose stanno cambiando. Il Presidente della Triestina ha posizionato striscioni con le foto di spettatori finti per colmare il vuoto del settore dei distinti del Nereo Rocco. Al Moccagatta una cosa del genere sarebbe inimmaginabile, ma il calo del pubblico c'è: calano gli abbonati e coloro che acquistano il biglietto per la singola gara. A vedere Alessandria-Como solo 2000 spettatori mal contati. Due settimane fa, nel big match contro la Cremonese, le cose non sono andate meglio. Paradossalmente il Moccagatta si svuota nel settore distinti, perde gente in curva nord, ma il settore degli “imbucati” della tribuna vip (che poi cosa avranno per essere definiti “very important person” non si sa) è sempre con il tutto esaurito. Una contraddizione che porge il fianco a quella più ampia presente nel nostro paese: il popolo degli imbucati aumenta e posare le natiche sulla poltroncina comoda delle “autorità” non imbarazza più nessuno. Men che meno chi “autorità” non è, e per la collettività sarebbe meglio che non la diventi mai.
Ma tutto attorno la gente lascia le gradinate, preferendo le partite in salotto, quelle delle tivvu' a pagamento. Le nuove generazioni crescono con un calcio assimilato ai campioni della serie A visibili solo nei pochi millimetri di spessore del teleschermo. Mass-media e politica sembrano voler sbiadire sempre più la passione per quelle squadre e quelle categorie che non rientrano nel grande mondo dei guadagni fantamiliardari alla zio Paperone. Ovvero tutto ciò che è al di sotto della serie A.
La tessera del tifoso certamente è un messaggio subliminale che disincentiva l'esigenza del godersi una partita dal vivo: ma localizzare solo nella tesserina di “maroniana” invenzione lo svuotamento degli stadi sarebbe un errore. E' in atto un'azione di svuotamento degli stadi e di riempimento dei salotti: il pubblico che va a vedersi la partita dal vivo sulle gradinate pagandosi il biglietto o con l'abbonamento in tasca non serve più, né alle società né alle alte sfere del calcio. Perchè ogni spettatore sugli spalti è un potenziale guadagno in meno per le televisioni.
E' in atto un vero e proprio cambiamento “culturale” che porta ad una visione sempre più artificiale del mondo del pallone. Artificiale e che al sentimento per il calcio sostituisce l'emozione di un momento. Che pochi istanti dopo aver raggiunto il picco massimo si estingue. Il Moccagatta e il suo popolo non sono riusciti a vaccinarsi da questo virus, e col passare degli anni i sintomi sono evidenti: gradinate con vuoti vistosi e sempre meno cuori palpitanti. E al centro delle tribune, sulle poltroncine blu, tante stanche mascelle che sgranocchiano patatine o baci di dama nella carta rossa offerti da belle ragazze con divisa di rappresentanza.




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