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14/10/2011
L’impatto della crisi in Piemonte.

Un attento monitoraggio sull’andamento della crisi in Piemonte, condotto tramite ricerche specifiche ed effettuato dal Sistema informativo delle Attività produttive della Regione in collaborazione con l’Ires, ha permesso di approfondire l’impatto della congiuntura economica e di indagare su alcuni fattori che potrebbero essere rilevanti nella fase di ripresa.

Tra i risultati più significativi, il fatto che le imprese della componentistica auto hanno fatto registrare un netto recupero in termini di fatturato nel 2010, soprattutto grazie agli investimenti effettuati. Il settore ha contribuito così alla ripresa produttiva con una crescita delle esportazioni superiore a quella rilevata per le autovetture, testimoniando la rilevanza del comparto in Piemonte, caratterizzato da un’elevata presenza di imprese medio-piccole.

“Il governo regionale ha già messo in campo le sue ricette contro la crisi attraverso i piani fin qui attuati - ha commentato l’assessore allo Sviluppo economico, Massimo Giordano, durante la presentazione delle ricerche, svoltasi il 13 ottobre a Torino - e concentrerà gli sforzi nei prossimi tre mesi sulle seguenti priorità: credito, internazionalizzazione, giovani e ricerca industriale. Partiranno infatti le misure sulla nuova regolamentazione del sistema dei condifi e lanceremo il piano per l’internazionalizzazione, per intercettare le opportunità del mercato estero. Inoltre, nei prossimi giorni verrà dato il via all’attuazione delle misure del Piano giovani e alle piattaforme dell’aerospazio e dell’automotive. Quest’ultima ha l’obiettivo di diventare di carattere nazionale, così come abbiamo concordato con il ministro Gelmini”.

Un primo studio si concentrava sull’andamento della componentistica automotive. Fra le imprese del campione (200) si avverte nel 2010 un netto recupero in termini di fatturato (oltre la metà ha segnalato l’aumento), che interessa soprattutto le più grandi. In generale si osserva una certa reattività, in quanto la metà delle imprese ha effettuato investimenti negli ultimi due anni (2009 e 2010), soprattutto le maggiori. Si tratta in prevalenza di investimenti in macchinari, in un terzo dei casi per ampliamento della capacità produttiva e non semplicemente sostitutivi. Nel complesso un buon numero segnala l’adozione di specifiche strategie: fra le principali, oltre alla diversificazione del mercato, rivestono una certa rilevanza l’innovazione, soprattutto di processo, la riduzione dei costi (anche del personale) ma anche la collaborazione con altre imprese ed il rafforzamento patrimoniale. I giudizi sulle prospettive dell’investimento a Mirafiori mettono in evidenza come fra le piccole e medie imprese della componentistica vi siano differenti opinioni sulle opportunità che ne possono derivare per il futuro produttivo a livello locale, ma tendono a prevalere le attese ottimistiche. Anche sul fronte dell’occupazione si constata una certa ripresa, ma non nelle microimprese, dove il numero degli addetti continua a diminuire. Pur nel breve lasso temporale considerato dall’indagine, l’uscita dalla crisi sembrerebbe avvantaggiare le imprese più strutturate.

Un secondo studio ha approfondito l’impatto della crisi attraverso l’analisi di un campione di bilanci di imprese a livello nazionale, per testare, nei limiti dei dati a disposizione, alcuni fattori ritenuti sensibili nel determinare le performance delle imprese nella crisi, che potrebbero essere rilevanti anche nella fase di ripresa. Si confermano andamenti settoriali differenziati (alimentare con andamento più positivo, tessile, notoriamente un settore in crisi da molto tempo, più negativo) e si evidenzia un impatto della crisi più forte nelle aree più industrializzate e vocate all’export del paese. Se si osservano le grandezze in questione, la dimensione dell’impresa, misurata dal numero di addetti, sembra giocare meno favorevolmente sulla dinamica dell’attività, sia nella fase di espansione sia nella fase di crisi. Avere un ciclo produttivo più integrato o l’aver internalizzato fasi produttive esterne ha avuto un impatto positivo sul livello di attività, divenuto più accentuato nella fase di crisi.

Inoltre, a proposito del ruolo delle banche, è stato ricostruito il punto di vista degli esperti di banca rispetto alla situazione dell’economia regionale e le sue prospettive, la loro visione dei punti di forza e debolezza del sistema produttivo regionale e il loro atteggiamento nei confronti delle imprese. Come già indicato da precedenti analisi, le banche hanno, nel periodo immediatamente antecedente la crisi, allargato le opportunità di credito. Le imprese si sono trovate di fronte alla necessità di finanziare la gestione corrente con minor autofinanziamento: quelle che hanno aumentato il credito bancario spiegano come ragioni principali l’insufficienza del ciclo attivo-ricavi e i ritardi negli incassi.

E’ stato infine realizzato un approfondimento su alcune imprese in amministrazione straordinaria nel contesto delle nuovo atteggiamento emerso con la riforma del diritto societario nell’affrontare la crisi d’impresa, che ha dato maggior impulso all’obiettivo della continuità dell’impresa in situazioni di crisi, nel bilanciamento con l’obiettivo della tutela dei creditori (storicamente preponderante nel diritto fallimentare italiano). Emergono le difficoltà nell’utilizzo dello strumento, che dimostra le sue possibilità di maggior successo nella tempestività dei meccanismi decisionali nella fase acuta della crisi, nella capacità delle reti territoriali (istituzioni, realtà imprenditoriali, mondo bancario) di costruire opportunità per la continuità d’impresa alternative e trova i suoi maggiori limiti nella difficoltà di anticipazione delle crisi.




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