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20/04/2012
Un Sistema Piemonte per la sicurezza integrata.

Creare un Sistema Piemonte capace di garantire ai Comuni maggiore operatività, favorire il rafforzamento della rete dei servizi e delle strutture già presenti sul territorio, con particolare riguardo alla polizia locale, ed evitare la frammentazione degli interventi sono gli impegni che la Regione si assume nella risoluzione conclusiva della terza conferenza sulla sicurezza integrata.

La conferenza - svoltasi il 20 aprile nel Museo regionale di Scienze naturali di Torino ed istituita dalla l.r 23/2007 come importante occasione di confronto e di valutazione delle politiche regionali per la sicurezza - sono intervenuti, il presidente della Regione, Roberto Cota, l’assessore regionale alle Politiche per la Sicurezza e Polizia locale, Elena Maccanti, il procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Torino, Paolo Borgna, il prefetto Alberto Di Pace e il sindaco di Torino, Piero Fassino, e molti sindaci piemontesi.

Durante i lavori, è stato presentato il Rapporto 2010-2011 sulla sicurezza integrata, realizzato dall’Ires in collaborazione con la Prefettura di Torino a nome delle Prefetture piemontesi, dal quale si evince che il Piemonte figura al secondo posto dopo la Liguria per il numero di reati segnalati nel 2010 (in totale sono più di 23mila), ma in flessione è dell'1,7% rispetto all’anno precedente. Un dato in linea con quanto accade nel resto d’Italia e d’Europa dove, come risulta dalle statistiche, la criminalità ha cominciato a declinare sin dal 2002: le ragioni, si legge nel documento, non sono del tutto chiare, anche se il lavoro delle forze dell'ordine e le contromisure adottate direttamente dai cittadini sembrano avere giocato un ruolo importante. Sui numeri, inoltre, pesa la frequenza con cui i piemontesi presentano denuncia: il 75,5% dice di averlo fatto sempre, l'11,4% solo in determinate occasioni. Esistono però porzioni di territorio, e in particolare le grandi aree urbane, dove i cittadini risentono molto delle condizioni ambientali: è un disagio che si avverte nelle periferie di Torino e di Novara, mentre sono le province di Asti e Alessandria quelle in cui gli indicatori registrano i "valori di insicurezza" più elevati. Il 29,3% dei piemontesi, in totale, ha dichiarato di sentirsi insicuro nei vari luoghi che frequenta (con un leggero aumento rispetto al 2009), e il 37,9% delle famiglie lamenta almeno un reato negli ultimi tre anni. Maleducazione aggressiva, isolamento e degrado sono considerati i fattori che compromettono la qualità della vita, e la percentuale di chi pensa che nella propria zona di residenza la criminalità sia aumentata negli ultimi cinque anni supera quella di chi la ritiene diminuita: come causa scatenante viene indicata la crisi economica. Più della metà dei piemontesi hanno assunto almeno una contromisura: porte blindate, videosorveglianza e assicurazioni sono i percorsi più praticati e otto persone su dieci vorrebbero un rafforzamento della presenza della polizia.

“Il Rapporto - ha sostenuto Maccanti - costituisce un utile strumento di lavoro per definire le strategie della Regione, perché fornisce un quadro organico sullo stato della sicurezza, analizza infatti i dati sulla criminalità e sulla devianza e il loro impatto sul territorio. Siccome i dati sulla criminalità sono in calo ma l’inquietudine dei cittadini cresce, soprattutto in alcune zone, è necessario costruire un sistema di sicurezza integrato e noi ci stiamo impegnando per raggiungere lo scopo”.

“Puntiamo - ha detto il presidente Cota - ad un concetto di sicurezza partecipata a 360 gradi non solo come ordine pubblico, ma come miglioramento delle condizioni di vita. Da questo progetto non sono escluse le polizie locali, che anzi, riteniamo siano a tutti gli effetti una parte delle forze dell'ordine. Ecco perché, per sfruttarle al meglio, stiamo pensando a una scuola di formazione”.

L’assessore Maccanti ha poi ricordato che “in questi anni la Regione Piemonte ha dimostrato grande attenzione al tema della sicurezza, sviluppando una importante sinergia e collaborazione istituzionale con le Province. Attraverso specifici bandi sono stati finanziati 80 progetti provinciali e 17 patti locali nel 2009, nel solco del Pacchetto Sicurezza elaborato dall’allora ministro Maroni, e ulteriori 80 progetti nel 2010. Nonostante gli esiti positivi di molti di essi, sono emerse anche numerose criticità: la realizzazione di singoli bandi, infatti, permette interventi immediati ma limitati nel tempo, privi dunque di una progettualità a lungo termine che possa incidere realmente sui fenomeni di criminalità e devianza. Senza una maggiore integrazione e cooperazione interistituzionale, il rischio è quello di una frammentazione eccessiva degli interventi e, di conseguenza, una debole azione di governo. Occorre dunque uno scatto in avanti, che, anche alla luce della riduzione delle risorse regionali, conduca ad una diversa impostazione degli indirizzi di investimento. Obiettivo primario della Regione è una maggiore trasversalità delle politiche di sicurezza tra i diversi assessorati, interpretando in questo modo le esigenze di sicurezza dei cittadini attraverso molte chiavi di lettura, dal welfare ai trasporti, alle pari opportunità, al commercio”.






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